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Utente: marklno
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lasciata la vita da noioso studente di economia a berlino e noioso stagista a francoforte, si riscopre divertente studente di economia a berlino e inizia a descriversi usando solo aggettivi positivi sperando che ció lo aiuti a trovare lavoro.


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sabato, 12 gennaio 2008
Milano, la Moda, il Fare Sitema e il Coraggio

Nel post precedente - il solito gomitolo di argomenti intrecciati che ahimé sono i miei post - dico che in Italia manca il coraggio di scommettere sulla qualitá.

Insomma, blah blah blah - parole noiose che suonano come nitriti triti e ritriti.

Ma perché le dico, oltre che per annoiare?
Non so, ieri ho visto questa puntata di report e mi é venuto da dirle.

La puntata in questione parla del sistema moda.

LE SCOPERTE CHE UNO FA:

- Anna Wintour (capa di Vogue usa) ha deciso che le grandi griffe della settimana della moda di Milano devono presentare tutto in 4 giorni anziché 8, perché cosí é piú comoda. Peccato che l'indotto per la cittá sia quasi dimezzato. Ci vorrebbe un vaffanculo day solo per lei!

- vogue italia ha decretato che i servizi fotografici vanno fatti all'estero, dando il via a un trend che sta affamando i fotografi milanesi. unica eccezione il figlio della redattrice capa.

- le piú grandi griffe pagano i cinesi di prato 20-30 euro per oggetti che vengono venduti a 400-1400 euro nei negozi. W il controllo della qualitá e il valore del marchio made in italy e w la schiavitú.


Se questo é il modo in cui il sistema moda milanese si preoccupa di mantenere la leadership, a Milano stiamo freschi.
Infatti nella stessa puntata Diego della Valle dice che il Made in Italy é stato talmente abusato che é giá un malato terminale. Io mi auguro che non sia cosí...


PER FORTUNA CHE:

- alla fine della puntata si intervista Marras, stilista sardo che fa ricerche nelle tradizioni del tessile italiano e ripropone prodotti artigianali inimitabili. Cari, ma almeno originali e inimitabili.

- esistono dei fornitori italiani che si sono dotati di un marchio, chiamato "100% italiano" che garantisce trasparenza in tutta la filiera e responsabilità etico sociale. Perché non ci scandalizziamo per i capannoni nel pratese trasformati in alveari dove dei cinesi irregolari lavorano, mangiano e dormono?
Perché questi fari di saggezza sono ancora piccini picció e relativamente sconosciuti al grande pubblico?

- gente come Cucinelli produce in italia per marchi importanti e offre loro solo made in italy di qualitá, vero, artigianale, anche se costoso. E non esportabile in Cina.

Postato da: marklno a 14:33 | link | commenti (2)
politica, appunti, considerazioni, serio


Commenti
#1    13 Gennaio 2008 - 23:06
 
ma se gli stessi cinesi di prato fanno le cose che poi vendono al mercato sui lenzuoli uguali a quelle che griffano... ecco, sono dei falsi?
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#2    14 Gennaio 2008 - 14:26
 
É come vendessero "roba caduta da un camion". :D
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